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18 aprile — Le prime elezioni dell’Italia repubblicana

Nel ricordo delle origini della nostra Repubblica, il 18 aprile 1948 fu l’istante in cui la volontà popolare si fece storia e ordine istituzionale.

Il 18 aprile 1948, data fondamentale per la Repubblica italiana, rappresenta il momento in cui si tennero le prime elezioni per il rinnovo dei due rami del Parlamento, a soli 108 giorni dopo l’entrata in vigore della Costituzione.

Si tratta di un’occasione che segna l’avvio concreto alla vita democratica del nostro Paese. I cittadini si recano alle urne per votare sul destino del loro governo: uomini e donne danno voce ai loro pensieri in maniera, finalmente, libera, esercitando così un diritto che è al tempo stesso conquista e responsabilità.

Ricordare questo giorno non è scontato, ma, al contrario, fondamentale per riflettere sull’importanza del diritto di voto, sulla democrazia e sulla partecipazione civica, nostro diritto e dovere.

È in questo contesto che si svolgono le prime elezioni davvero decisive per la Repubblica italiana.

Le elezioni politiche del 18 aprile 1948, infatti, rappresentano il primo vero confronto elettorale dell’Italia repubblicana dopo l’entrata in vigore della Costituzione. Esse si svolgono in un contesto internazionale segnato dall’inizio della Guerra fredda, che vede contrapposti il blocco occidentale guidato dagli Stati Uniti e quello orientale guidato dall’Unione Sovietica.

In queste elezioni si fronteggiano principalmente due schieramenti: da un lato la Democrazia Cristiana, guidata da Alcide De Gasperi, dall’altro il Fronte Democratico Popolare, formato dal Partito Comunista Italiano e dal Partito Socialista Italiano. La campagna elettorale è particolarmente intensa e ideologicamente molto forte, poiché la scelta elettorale viene percepita come una decisione sul futuro orientamento internazionale dell’Italia.

Il risultato vede una netta vittoria della Democrazia Cristiana, che ottiene la maggioranza relativa con circa il 48% dei voti, mentre il Fronte Democratico Popolare si ferma a una percentuale significativamente inferiore. Questo esito consente a De Gasperi di consolidare un governo stabile e di orientare definitivamente l’Italia verso il blocco occidentale. Le elezioni del 1948 assumono quindi un valore storico fondamentale: non solo segnano l’avvio effettivo della democrazia repubblicana, ma determinano anche la collocazione internazionale dell’Italia nel contesto della Guerra fredda, favorendo l’integrazione con i paesi occidentali e il successivo sviluppo economico e politico del Paese.

Tuttavia, per capire davvero questo momento storico, bisogna considerare anche il quadro giuridico e istituzionale che lo ha reso legittimo e stabile.

Da una punto di vista più strettamente legato a quello del diritto costituzionale, il referendum istituzionale rappresenta, nella fase di risoluzione delle controversie ad esso legate, un caso di grande interesse. Nelle more dell’elezione della Costituente, nel difficilissimo panorama politico dell’immediato secondo dopoguerra, la stessa Corte di cassazione seppe dare risposte efficaci alla gravità del momento; seppur in una fase costituenda, e quindi muovendosi in un sistema giuridico politicamente in crisi, la Corte seppe arrogarsi e farsi riconoscere l’autorità necessaria ad impedire una crisi istituzionale che avrebbe potuto sfociare in gravissime conseguenze.

Infatti, all’indomani della proclamazione del risultato del referendum stesso, avvenuta ad opera delle Sezioni Unite della Suprema Corte, ai sensi del dlgs luogotenenziale 98/46, in data 10 giugno, esse stesse furono investite da una moltitudine di ricorsi.

Questi infatti, portati contemporaneamente da un gruppo di professori dell’Università di Padova, dalle sezioni locali del partito monarchico e, più notoriamente, da Vincenzo Selvaggi del Fronte dell’Uomo qualunque, miravano a far dichiarare l’invalidità del referendum in base all’art.2 del dlgs stesso, in quanto esso si riferiva alla “maggioranza dei votanti”, mentre la Corte stessa dichiarò la vittoria sulla base dei voti validi, senza tenere in considerazione schede nulle e bianche. A dir la verità, la decisione era poco politicamente significativa, in quanto, anche se si fossero considerate tutte le nulle e le bianche come a favore della monarchia, il risultato non sarebbe cambiato: tant’è che la Corte stessa, nella sua decisione pronunciata il 18 giugno per le difficoltà logistiche che si incontrarono nel reperire i verbali di seggio, confermò il suo precedente orientamento.

Così la volontà espressa nelle urne si tradusse concretamente in un ordine stabile, portando a compimento la nascita della democrazia italiana.

di D. Contiguglia, S. Figlios, A. Sussetto